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I preziosi affreschi di palazzo Caiselli

Completati i lavori di restauro alle strutture di palazzo Caiselli, su progetto dell’arch. Pietro Ruschi, docente di Restauro all’università di Udine, dell’ing. Giampaolo Proscia, capo Ripartizione tecnica d’ateneo, e dell’ing. Giuseppe Suraci, nella futura sede del dipartimento di Storia e tutela dei beni culturali (38 uffici e 13 laboratori) è attualmente in corso il restauro architettonico e pittorico. Un’operazione tanto delicata quanto imprevista. Il palazzo dei conti di origine bergamasca, commercianti di sete insediatisi a Udine nella metà del 1600, ha infatti rivelato nuove e preziose testimonianze dell’arte friulana dei secoli XVIII e XIX. Gioielli che l’Università di Udine ha deciso di recuperare, investendo una somma di quasi 2 miliardi di vecchie lire e impiegando maestranze altamente specializzate. Otto, in particolare, i restauratori sul campo diplomati all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, coordinati da quel Sabino Giovannoni, per anni capo restauratore della stessa scuola, alla cui mano furono affidati Giotto e Masaccio. Al primo piano del palazzo sono emersi in perfette condizioni, a decorazione delle finestre affacciate su vicolo Caiselli, gli originari marmorini (stucchi in gesso e polvere di marmo) su sfondi rosati e verde acqua, databili attorno al 1750. Sullo stesso lato del palazzo, un vano è stato ribattezzato “stanza blu”. La redazione parietale, databile alla fine del 1800, presenta un paramento a strisce di stoffa dipinta con pennacchi e decorazioni floreali blu. Sul soffitto, databile alla prima metà del XIX secolo, scene di amorini, e, agli angoli, figurine di donne. Verosimilmente la stanza fu camera da letto. Settecentesca la cosiddetta “stanza delle cineserie”, con decorazioni di gusto orientaleggiante, dipinta negli anni successivi alla realizzazione della facciata del palazzo, ad opera di Le Terrier de Manetot, che nel 1799 fornì ai Caiselli il progetto definitivo, stravolto negli anni ‘50 dall’apertura del massiccio porticato, su progetto dell’ing. Sergio Petz. In un altro vano tornerà a risplendere il soffitto ligneo cinquecentesco, completamente decorato con motivi floreali e geometrici. Sul lato affacciato su vicolo Florio, la “stanza serra” di gusto settecentesco: sul soffitto una finta cupola di vetro dipinta, alle pareti sgargianti fiori e splendide corolle rosse. Nella stessa ala del palazzo è tornato alla luce il brano di affreschi più antico del palazzo: un lacerto di fine 1400. Nel salone centrale sarà restaurata la volta, che presenta una complessa decorazione a marmorino dipinto con pallide tonalità di verdi e rosa, articolata esattamente secondo il disegno della cornice della grande tela di Giambattista Tiepolo raffigurante “La nobiltà e la virtù che trionfano sull’ignoranza”. I restauri scioglieranno i dubbi sulla presunta destinazione originaria della tela di palazzo Caiselli, per la quale si sta valutando una eventuale ricollocazione in loco. Infine, sono state completamente ripulite al primo piano le grandi pitture parietali eseguite nel 1802 dal “quadraturista” padovano Marino Urbani, completate qualche anno dopo con piccoli, vivaci inserti figurativi dal veneziano Giambattista Canal, autore del soffitto con “Apollo che guida il carro del sole”.