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Transgeni naturali, i ricercatori udinesi ne hanno dimostrato l’esistenza

Scoperta scientifica dell’ateneo di Udine pubblicata su Nature Genetics. Il mais si rimodella da solo. Si aprono nuovi scenari per le modificazioni genetiche delle piante.
Il mais transgenico? Lo crea la natura. È questa la sorprendente scoperta da un gruppo di genetisti, coordinati da Michele Morgante, della facoltà di Agraria dell’università di Udine, già autore, due anni fa, della prima mappatura fisica del genoma della vite. Niente camici bianchi, provette e macchinari da laboratorio, dunque. A creare nuove combinazioni di geni, in un modo che sembra andare oltre la capacità di produrre novità mediante esperimenti di transgenesi di qualsiasi biologo molecolare, è la natura stessa, maestra di creatività nel mettere in atto il meccanismo di generazione della variabilità genetica. Andando a guardare quanto diverse siano le linee del mais, a livello di Dna, i ricercatori si sono accorti che il mais, in assenza di intervento umano, rimodella costantemente il suo genoma, creando dei veri e propri transgeni naturali, senza l’intervento esterno che avviene negli Ogm. A creare nuove combinazioni di geni, dunque, in un modo che sembra andare oltre la capacità di produrre novità mediante esperimenti di transgenesi di qualsiasi biologo molecolare, è la natura stessa. La scoperta «apre la strada – spiega Morgante – sia a nuovi scenari nella comprensione dell’evoluzione naturale di geni/proteine con nuove funzioni, sia ad una più obiettiva percezione della genetica e della variabilità genetica naturale, dimostrando come la natura sia più creativa e fantasiosa degli stessi scienziati». Una scoperta inaspettata. Finora si pensava che all’interno di una stessa specie le differenze non consistessero nel corredo dei geni. Come può avvenire una cosa del genere? La “colpa” è dei cosiddetti elementi genetici mobili (chiamati anche “elementi transponibili” o “trasposoni” e scoperti per la prima volta negli anni Quaranta dal premio Nobel 1983 Barbara McClintock), che sarebbero in grado di duplicare soltanto se stessi. In questo caso, invece, questi elementi hanno la capacità di prendere pezzi di geni diversi, unirli e inserirli in una nuova posizione nel genoma, creando così un nuovo gene, denominato “protogene”. Un meccanismo che è stato capace di produrre duplicazioni di migliaia di frammenti di geni, ossia dei veri e propri “transgeni naturali”. In questo modo oggi due linee di mais, identiche alla vista, differiscono in realtà per migliaia di questi transgeni naturali. Nello studio è fornita per la prima volta un esempio reale in cui i “trasposoni” sono stati scoperti nell’atto di cambiare il contenuto di geni di una specie, il mais, in maniera così pesante da non essere mai stata prevista prima. La scoperta, dimostrata scientificamente per la prima volta dai ricercatori dell’università di Udine , è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature Genetics”, disponibile anche on line http://www.nature.com/ng. Il prossimo traguardo sarà quello di cercare i capire se e come questo meccanismo sia generalizzato, almeno nelle piante.